La parola della Madre

Schegge di luce

Notiziario

Home
Agenda
Carisma Istituto
Noviziato
Liguria
Genova
Ex alunni
Ass. A. Roscelli
Fonti - bibliografia

Dal Periodico...

Espansione Istituto

Per avere notizie su S. M. del Prato

 

 

 

 

   

 

La tomba di Don Agostino Roscelli, posta nella cripta della Chiesa di S. Maria del Prato, nel 1950.

    "Il suo tramonto fu degno della sua vita" disse di lui S. E. il compianto Cardinale Giuseppe Siri.  "Aveva sempre fatto penitenza, aveva sempre e solo accettato il cibo dei poveri, non aveva avuto riscaldamento e tremava dal freddo ...".

    Gli ultimi quattro anni della sua lunga esistenza, che non ha conosciuto soste né riposo nonostante il peso dell'età e dei numerosi acciacchi, sono vissuti da Don Roscelli nella nuova residenza di Via Lavinia, sui colli di Albaro, divenuta dal 1898 sede della Casa Generalizia dell'Istituto. "Diventato completamente cieco" è ancora il Cardinale Giuseppe Siri a parlare "non se ne lamentò mai, anzi, continuò a fare tutto ciò che può fare un cieco, ed era il più: confessare, dirigere le anime, pregare, accettare con pazienza, perdonare con generosità, provvedere al suo Istituto...". Nell'aprile del 1902 i dolori si aggravano, non può più lasciare il letto. Si affaccia, inesorabile, la grande e decisiva ora del tramonto, che trova il forte animo dell'umile Sacerdote serenamente e luminosamente preparato all'auspicato volo verso l'eternità. 

    Logica ed immancabile conclusione di quel dialogo continuo, sereno e pacato con la morte, in cui può essere compendiato il suo laborioso passaggio sulla terra. La morte, tutti lo sappiamo, è sempre un atto di prova del valore di una vita. E' il momento supremo e tremendo della verità nuda, cioè spogliata di tutto ciò che si alimenta solo di apparenza. E' il fissarsi nell'eterno di quello che uno è stato nel tempo. E' l'emergere dell'assoluto nel relativo. E' il dileguarsi rapido di ciò che è stato solo fumo per lasciare allo scoperto, in piena luce, l'autentica dimensione spirituale e morale di un'intera esistenza. Ebbene: quando tale dimensione trascende i limiti dell'umano, la morte diventa rivelatrice di valori destinati a sottrarsi al calore inesorabile del coperchio del silenzio, sotto il quale si azzerano tutte le cifre e si polverizzano tutte le cose della terra, per lasciar vivere nel ricordo solo quelle del cielo.

    Così è la morte delle anime grandi, come grande fu l'anima di Don Agostino Roscelli. Grande proprio della sua apparente piccolezza. Grande perché fece cose grandi senza proporselo e senza saperlo. Grande, cioè, della grandezza degli umili. Così è la morte dei Santi, e tale è stata quella di don Agostino Roscelli, avvenuta la sera del  7  maggio  1902, mentre i rintocchi festosi delle campane di S. Francesco d'Albaro, rincorrendosi a distesa nell'azzurro dello spazio, annunciavano i primi Vespri dell'Ascensione del Signore...

    E fu una morte dai toni pacati e sommessi, priva di ogni grandiosità, così, come indubbiamente Don Roscelli l'aveva presagita e tacitamente desiderata e come con toni pacati e sommessi si era svolta tutta la sua vita terrena.