S. Erasmo Zinkal

 

POSTFAZIONE

Dai brevi cenni biografici del santo Don Agostino Roscelli emerge chiaramente una figura sacerdotale carismaticamente dotata dell'intuito e del presentimento delle urgenze dei tempi, che può costituire un modello ispiratore nell'attuale crisi di valori spirituali, morali e sociali che, purtroppo, colpisce pesantemente la società contemporanea, con gravissimo danno di tutta la Chiesa.

Una figura, pertanto, degna di essere proposta ad esempio non soltanto come testimonianza storica del secolo trascorso, ma soprattutto come monito illuminante per quello presente, volto a scuotere tutti coloro che pretendono di lavorare nella messe del Signore dimentichi che le anime si conquistano solo vincendo l'egoismo, l'inerzia, la noia dell'oscurità di un confessionale e «spendendo» la propria vita in umiltà e povertà per ricondurre a Dio quella degli altri, sotto qualsiasi forma di prestazione apostolica possa venir richiesta dalle circostanze e dai tempi.

Una figura, per concludere, del secolo diciannovesimo che, avendo recepito pienamente il monito che «la società la si aggiusta con l'amore e questo lo si nutre col sacrificio», alla società odierna, alle soglie del ventunesimo, è in grado di trasmettere, integro ed incarnato in sé, il messaggio intramontabile della semplicità e della radicalità evangelica.

 

ITER DELLA CAUSA

3 settembre 1931

Su richiesta della Superiora Generale delle Suore dell'Immacolata, Madre Maria Innocenza Vassallo, Sua Eminenza il Card. Dalmazio Minoretti, Arcivescovo di Genova, autorizza l'inizio del Processo per la Causa di Beatificazione del Sacerdote Agostino Roscelli, Fondatore dell'Istituto.

Dal 18 gennaio al 12 maggio 1952

Si svolgono, nella Diocesi di Genova, il Processo Ordinario Informativo «Super Causae Introductione» e quello Addizionale (data l'interruzione, per motivi bellici, dal 1939 al 1949).

24 maggio 1961

«Decretum Super Scriptis».

21 febbraio 1976

«Decretum Super Cultu Nunquam Exibito».

11 settembre 1980

«Decretum Super Causae Introductione».

15 ottobre 1981

«Dispensatio a Processu Apostolico Super Virtutibus in specie».

26 marzo 1982

«Decretum Super Validitate Processuum».

20 novembre 1982

«Summarium Documentorum».

14 marzo 1989

«Congressus Peculiaris Super Virtutibus».

21 dicembre 1989

«Decretum Super Heroicis Servi Dei Virtutibus».

11 gennaio 1993

Su richiesta della Superiora Generale delle Suore dell'Immacolata, Madre Maria Antonella Fantini, Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Canestri, Arcivescovo di Genova, decreta l'istruzione del Processo Diocesano su un supposto fatto miracoloso attribuito al Venerabile Agostino Roscelli.

Dal 12 gennaio al 6 aprile 1993

Si svolge il Processo Diocesano nella Curia di Genova

«Super Asserto Miro».

15 dicembre 1994

Promulgato il «Decretum Super Miraculo».

7 maggio 1995

Sua Santità Giovanni Paolo II proclama Beato Agostino Roscelli.

Dal 29 febbraio al 17 maggio 1996

Si svolge il Processo Diocesano nella Curia di Genova, decretato dall'Arcivescovo Sua Ecc.za Mons. Dionigi Tettamanzi, per il secondo miracolo.

1° luglio 2000

Promulgato il «Decretum Super Miraculo».

10 giugno 2001

II Papa Giovanni Paolo II riconosce e proclama Santo per tutta la Chiesa Agostino Roscelli.

 

Amore senza limiti per Cristo e per gli ultimi

ALBERTO MARIA CAREGGIO Vescovo di Chiavari dice:

La figura e l'esempio di Agostino Roscelli ci aiutano a chiarire l'identità del sacerdote inserito nell'oggi della Chiesa. Anzi, egli è una figura che, nello specifico, risponde in modo eminente alle indicazioni che Giovanni Paolo II ha di recente tratteggiato nella Lettera Pastorale Novo Millennio ineunte.

La fisionomia, la statura umana, morale e spirituale del Roscelli è presto delineata: egli è l'uomo che, con l'incondizionata fiducia in Dio, la costante e intensa preghiera, l'umiltà, il nascondimento, l'amore disinteressato per le anime, si è fatto strumento, annuncio, testimone, promotore di progetti e di ideali nell'«oggi» del suo tempo.

La provocazione che suscita è evidente. Il fascino del Roscelli è tutto nella semplicità con cui egli esemplifica e sbriciola la ricchezza della sua spiritualità. In lui è particolarmente evidente una tensione spirituale che trova nella «re-ductio ad unum» la sua formulazione più completa. Se per la Chiesa del Terzo Millennio - come il Santo Padre ha recentemente affermato - è necessario «ripartire da Cristo», per il Roscelli questo non fu necessario. Il programma di tutta la sua vita sacerdotale fu solo e sempre incentrato su Cristo da conoscere, amare, imitare e vivere (cfr NMI 29). Era perfettamente convinto che «Cristo è quel programma che non cambia con il variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunione efficace» (ivi). Ha dimostrato, con chiarezza profetica e profonda visione interiore, che non era necessario inventare nulla di nuovo, essendo la sua spiritualità soltanto quella del cosiddetto «sacerdote diocesano»; il suo programma, quello di sempre, non è che un amore senza limiti per Cristo e per i poveri.

In una situazione storico-culturale che incide non sempre favorevolmente sul lavoro apostolico, è certamente legittima la domanda «che cosa dobbiamo fare»? Se la pongono in modo particolare i presbiteri di fronte alle quotidiane sfide della società.

Prima di qualsiasi risposta, dovremmo subito verificare se essa è l'espressione di un sincero impegno missionario, oppure se non tradisce una grande delusione perché i frutti sperati non maturano. È facile sentire il desiderio di avere sempre linee operative confezionate, programmi da attuare, orientamenti e progetti da costruire, nella prospettiva di una attività che, in qualche modo, possa neutralizzare l'eventuale senso di frustrazione e d'impotenza di fronte agli inevitabili insuccessi.

Santo nella fedeltà

Se alla domanda «che cosa dobbiamo fare?», il Papa dà la sua risposta, ossia dice che bisogna «ripartire da Cristo», il Roscelli dal canto suo risponde con la regola dei santi che l'hanno attuata nel fare straordinariamente bene le cose più ordinarie. La sua santità semplice e schietta si nutre di concretezza ed è pazientemente intessuta dal quotidiano divenire dell'esistenza. Egli, nel silenzio, carico di zelo apostolico, ogni giorno fa tutto quanto un sacerdote deve fare, senza farsi notare, rispondendo con umile e coraggioso assenso alla volontà del Signore.

Dagli scritti e dalle istruzioni che il Roscelli teneva alla sue religiose, emerge con limpidezza che l'elemento unificatore dei suoi molteplici e multiformi atteggiamenti non è che l'imitazione dell'amore di Gesù verso il Padre e. verso gli uomini, un amore che si esprime nell'Eucaristia, nella povertà, nell'umiltà, nella sofferenza sulla croce. Soltanto essi spiegano la generosa attività del Roscelli, quella di pastore, di confessore, di padre per una infanzia abbandonata e di fondatore delle Suore dell'Immacolata, chiamate per coadiuvarlo nella sua opera di assistenza e di carità.

Santo nell'Eucaristia

Il sacerdozio è indissolubilmente legato all'Eucaristia non soltanto in forza di un rapporto di derivazione e di contatto, ma anche di destino e di funzione, ne consegue che il presbitero trae la ragione autentica del suo essere e del suo operare unicamente dal contatto profondo e intimo con l'Eucaristia stessa.

Il Roscelli ne aveva fatto il centro della sua esistenza umana. Dicono i biografi che dopo la consacrazione egli passas-se alcuni momenti in profonda contemplazione con lo sguardo fisso sulle specie eucaristiche senza pronunciare parola; che fosse dolcemente rapito non solo dalla divina presenza, ma dal grande sacrificio che si era compiuto sull'altare.

Nel sacrificio eucaristico egli non soltanto trovava la fonte della sua spiritualità, ma anche della sua carità pastorale; acquisiva la capacità di offrire ogni giorno la sua vita con il sacrificio di Gesù; riceveva la forza di portare ovunque amore, anche se spesse volte incompreso e rifiutato, per vivere e promuovere una autentica spiritualità della comunione. Ciò spiega quanto si diceva di lui: che, raccolto in fervorosa preghiera tanto prima che dopo la Messa, non soffrisse di essere distolto dalla sua conversazione con Dio. Essa si esprimeva in tutto il suo essere e il suo operare, entrati in Dio e nel suo mistero di redenzione.

Santo nell'annuncio

Un presbitero che voglia essere fedele alla sua vocazione e camminare sulla strada della santità è tenuto ad informare la sua vita personale, come tutta la sua pastorale, sulla forza di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Non solo esse rinnova ogni giorno il suo cuore, ma diventa vigore di annuncio, fervore di apostolato, slancio per una missionarietà che va ben oltre i confini delle nostre piccole realtà ecclesiali.

È stato scritto che in Agostino Roscelli l'amore per Dio e per le anime prendeva «alimento e forza da una fede che non era semplice adesione dell'intelletto alle verità rivelate, ma conformazione pratica della vita alle verità e ai misteri creduti (Sac. Davide Ardito Un umile prete di ieri, Genova, 1935, p. 113). La sua, e quella a cui cercava di educare chi l'avvicinava, non fu, dunque, una spiritualità asettica, generica, prevalentemente intellettuale, ma una spiritualità sapienziale, vivace e strettamente legata all'esistenza, capace di trasmettersi ad ogni aspetto del vivere. Nel suo incedere quotidiano esprimeva la propria fede, testimoniava il proprio sapere su Dio; non si preoccupava tanto di spiegare e di parlare, quanto di vivere con il suo essere «uomo di Dio» che illuminava il cuore di chi gli passava accanto, facendo sgorgare in lui il desiderio del divino.

Questo atteggiamento risponde certamente ad uno dei bisogni più urgenti ed immediati del nostro tempo. Quel Dio che si deve portare alla gente, ai fedeli, non si scopre tanto nelle riflessioni astratte dei dotti e dei filosofi, quanto nelle esperienze concrete della vita. Saggia pastorale, ispirata al criterio biblico, è dunque quella di aiutare l'uomo d'oggi a leggere in ogni concreto avvenimento il passaggio di Dio. È autentica ascesi personale quando il presbitero per primo lo sa fare con umile abbandono nelle Sue mani. Il Roscelli ci è riuscito con la sua semplicità, col suo contegno senza ombre, con le sue parole e con le sue azioni. E l'uomo povero, piccolo, ultimo, disperato, quello della strada si è lasciato toccare da lui e per mezzo di lui ha toccato Cristo.

 

 

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