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Don Agostino Roscelli ... Santo

     "Per farsi Santo bisogna studiare il Crocifisso": così scriveva Agostino Roscelli.   Studiare il Crocifisso ed essere innanzitutto un pastore di anime.   Il sacerdozio era visto da Don Roscelli come perpetuazione dei gesti di Gesù durante l'ultima Cena, sera in cui il tradimento era già in atto. In quel momento Gesù disse: "Prendete", come ad esortare a prendere la sua carità, la sua misericordia, la sua infinita sapienza. E ogni volta che il Sacerdote ripete questo gesto rinnova il sacrificio di Cristo.  Roscelli non si è mai sottratto a questo sacrificio, perché lo ha sempre calato nella realtà del mondo e degli uomini, uomo anch'egli, sì, ma illuminato nel suo cammino da una saggezza superiore e infinita. 

    Cosa significa, oggi, "studiare il Crocifisso"? Forse riuscire a penetrare nel buio del dolore dell'altro, renderlo proprio e offrirlo a Dio; forse discendere negli inferi delle anime ferite e perplesse, confortarle col balsamo della propria comprensione, accoglierle nella loro finitezza ed aiutarle ad emergere verso la Sorgente di luce; o forse farsi carico delle sofferenze dell'altro, perché possa nutrire un unico desiderio nel cuore: piacere a Dio. Dove il mondo soffre, dove il mondo piange e grida, ecco lì si offre un "crocifisso da studiare", lì si offre lo specchio dell'arcaica sofferenza di chi, per primo, morì a se stesso per l'altro.  

    Roscelli ha saputo, pur nella modestia, pur nella riservatezza di un animo elevato, scendere nell'abisso del dolore e dell'abiezione, a perfetta imitazione di Cristo e per "conoscere" Cristo.  In fondo, a questo fine Gesù è stato inviato sulla terra: perché noi lo riconoscessimo ogni giorno negli occhi del fratello che soffre.  Questo il pastore di anime aveva compreso, una semplice ma profonda verità.

    Egli ci ha ricordato che Santo non è soltanto colui che conduce vita eremitica o che si consegna a un rigido ascetismo: santo è chi sa vivere pienamente nel proprio tempo fedele agli insegnamenti del Cristo, nell'orgoglio di un'umiltà che non è segno di sottomissione, bensì consapevolezza dei limiti umani.  Nel fragoroso silenzio, nella povertà che si fa ricchezza, negli umili atteggiamenti di un grande spirito, la Chiesa, memore del suo compito di scoprire i doni di Dio negli uomini, ha riconosciuto Roscelli perfetto imitatore di Cristo; accanto a quei Santi, le cui parole ricordava sempre nelle sue meditazioni e che erano da lui additati come modelli di autentica virtù cristiana, noi possiamo ora ritrovare anche l'umile sacerdote di Bargone per ispirarci a Lui nel cammino verso il premio eterno. 

Carità e Santità 

Esiste un intimo legame tra carità e spiritualità, carità e santità.

    Il Vangelo della carità non è un libro da leggere, non è un atteggiamento da sviluppare nel cuore o un comportamento da assumere nella vita, e non è neppure una virtù da possedere e perfezionare. E' qualcosa di più vivo e concreto, è una persona: la persona di Gesù.   Lui è il Vangelo vivente, Lui la  "Buona e gioiosa notizia", che è risuonata nella storia e continuamente vi risuona. E la notizia radicalmente nuova, inedita, inimmaginabile da mente e da cuore di uomo è che  "Dio è amore" (1 Giovanni 4,8). Questo è il messaggio che Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ci comunica. Questa è la realtà stessa di Gesù, rivelazione e presenza personale nel mondo di Dio Amore. La carne umana che Gesù prende da Maria, soprattutto la carne dolorante e insanguinata che viene inchiodata sulla croce, è la testimonianza suprema dell'amore di Dio per il mondo.

    Dal fianco trafitto di Gesù crocifisso e risorto viene effuso lo Spirito Santo: è il dono per eccellenza, che rinnova la faccia della terra perché rende gli uomini capaci di rispondere come figli all'amore del Padre e li arricchisce di una vita nuova, quella della grazia, che trova nella carità il suo principio, la sua forza e la sua legge.. Proprio questa carità - che dal cuore di Dio penetra e trasforma il cuore dell'uomo - è la vera e unica "novità" di cui la Chiesa e la società hanno assolutamente bisogno.

    Così la carità di Dio si fa visibile e sperimentabile. Ciò avviene quando i Discepoli di Gesù vivono il suo comandamento nuovo: "Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi" (Giovanni 15, 12). In questo senso diceva Giovanni Paolo II nel Convegno di Loreto del 1985:  "Le comunità cristiane sono chiamate ad essere luoghi in cui l'amore di Dio per gli uomini può essere in qualche modo sperimentato e quasi toccato con mano".  E questo si verifica in una maniera particolarmente eloquente e incisiva quando il Signore fa sorgere nella comunità cristiana i suoi santi: proprio loro sono l'incarnazione più luminosa e attraente della carità e della sua forza rinnovatrice.

Don Agostino Roscelli è stato dichiarato Santo da  S.S. Giovanni Paolo II,  in Piazza S. Pietro,  il  10 giugno 2001