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Il Sacerdote che ha precorso i tempi
Quando ad una società come la nostra, impregnata di materialismo, di edonismo, di indifferentismo religioso e sconvolta dalla violenza più indiscriminata viene proposta dalla Chiesa, quale esempio, la figura di un Sacerdote umile, dimentico di sé e sollecito solo e sempre della Gloria di Dio e della salvezza delle anime, sembra che un raggio di luce tersa e serenante venga a diradare il grigiore cupo che si addensa al suo orizzonte. Tale figura è quella di Sant'Agostino Roscelli, decoro e vanto della Chiesa genovese che, esercitando in modo eroico tutte le virtù, ha saputo mettere pienamente in pratica il comando che Dio ha rivolto ai suoi seguaci e, "peculiari ratione", a coloro che, con il Sacramento dell'Ordine, sono stati consacrati più strettamente a Lui: "Estote perfecti sicut et Pater vester coelestis perfectus est". Egli, infatti, precorrendo i tempi come può fare chi vive fino in fondo ed in pienezza la chiamata di Dio, ha incarnato in sé quel modello di Sacerdote delineato con autorevolezza indefettibile ed indiscussa efficacia dal Concilio Vaticano II soprattutto nel "Decretum Praesbiterorum Ordinis", sapendolo fare proprio in tempi nei quali tanto frequenti e duri erano gli attacchi sferrati contro la Chiesa e tanto disattese quelle norme morali che S.S. Giovanni Paolo II ha recentemente e accoratamente ribadito nella mirabile enciclica "Veritas splendor". E' la figura di un "Povero Prete" che volle farsi carico dei tanti e vari problemi e delle tante e desolanti situazioni che la vorace società recentemente industrializzata celava dietro la sua opulenza sfruttando le masse indifese e indigenti, facile strumento di guadagno e di illecite speculazioni. La figura, nel contempo, di un "uomo ricco di fede", che nella sua vita ha saputo fare un dono quotidiano di sé per cinquantasei anni di servizio sacerdotale senza riserve e senza scelte personali, accettando, unicamente e sempre, in silenzio ed umiltà, il ruolo che Dio, di volta in volta, gli è venuto affidando. I più recenti documenti della Chiesa delineano una rinnovata carta d'identità per la vita e il ministero dei presbiteri. Esigenze nuove, problematiche pastorali che suscitano domande prima inespresse e richiedenti inventiva rinnovata nella risposta. Certo però qualcosa non passa; e questo è ciò che più di ogni altra cosa conta nel sacerdozio voluto da Cristo. Don Agostino Roscelli ci ricorda proprio ciò che non passa. Le modalità si trasformano, il cuore resta. Quel cuore della vita sacerdotale che trova nel fondatore delle Suore dell'Immacolata un'espressione così moderna e attuale perchè di sempre, un'interpretazione tutta genovese, ma per tutti e per sempre valevole.
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