S. Erasmo Zinkal

 

Madre Maria Rosangela Sala Superiora Generale delle Suore dell'Immacolata, eletta il 27 luglio 2004 durante il XXIII Capitolo Generale 2004/2010 per il primo sessennio e riconfermata nel XXIV Capitolo Generale 2010/2016 per il secondo sessennio

 

 

Un mondo e il Figlio affidato alle nostre mani

E' appena partita la singolare iniziativa della lettura continuata della Bibbia con una scansione temporale ininterrotta che occuperà una settimana. Tutti, forse per curiosità, abbiamo riascoltato tramite i mezzi audiovisivi, la lettura del passo in cui Dio affidava alle nostre mani il creato.

Dio ci affida quello che di buono aveva creato. Dio ha fiducia in noi tanto da porre nelle nostre mani inizialmente la sua opera e, in un secondo tempo, suo Figlio.
Noi, i fortunati eredi di tanto dono, abbiamo tra le mani entrambe le realtà: il Figlio e il mondo. Colpisce molto il tratto apostolico di Cristo: è uno che passa facendo del bene.
Gesù non si ferma mai. Appare sempre in cammino, in azione. Ha momenti di stanchezza, cerca un po' di pace, di solitudine; apprezza l'importanza della condivisione coi discepoli-amici ma il suo sguardo è per la gente.

Davvero quelle braccia aperte sulla croce sono il simbolo dell'accoglienza discreta e sollecita verso tutti. Tuttavia non si ferma, passa.
Potremmo definire Gesù come un inquieto: avvicina singolarmente tutti ma lascia a ciascuno la libertà di trarre personalmente le conseguenze di tanto incontro. Arriva alla gente con un unico biglietto da visita: quello dell'amore,
poi si ritira perché liberamente si rifletta su quanto è accaduto.

Si può ipotizzare che Gesù si sia descritto nel buon samaritano e che questi costituisca un po' il suo autoritratto.
Anche il samaritano passando accanto all'uomo aggredito lo soccorre e lo tiene con sé solo il tempo necessario per affidarlo a chi possa prendersene cura.

È lo stesso samaritano che dà del suo, perché l'altro possa soccorrere adeguatamente il ferito anzi lo rassicura che, qualora non fosse sufficiente, al suo ritorno avrebbe sistemato il debito. Nel suo prendersi cura il samaritano si è fermato una notte col ferito, ma non sono bastate quelle ore perché l'altro guarisse, occorre tempo.
Quante ore, notti passa il Signore accanto a chi soffre, a noi.

Quante volte ci sentiamo soli e ci lamentiamo perché, attanagliati dal dolore, non vediamo il pronto miracolo della sospirata guarigione. Eppure il Signore è accanto a noi anche se il dolore resta dolore.

Quante sono le sofferenze che l'uomo infligge all'altro uomo mentre le mani salgono a Dio per invocare misericordia e giustizia?

Le violenze perpetrate sull'uomo non si sanano in tempi brevi.

Il samaritano non solo si china sul ferito ma ha anche un amico, una persona di fiducia: il locandiere.
Probabilmente il samaritano era conosciuto come una brava persona, affidabile, di parola e l'albergatore doveva essere anch'egli una brava persona, che il samaritano conosceva come uomo onesto e di cuore, infatti gli affida il ferito e il denaro insieme ad un compito preciso: "Abbi cura di lui" con la prospettiva che sarebbe ritornato.
Doveva essere molto ricco il samaritano per permettersi questo gesto ma appunto nella sua ricchezza appare grande il gesto di fermarsi, chinarsi, soccorrere, portare con sé, prendersi cura, spendendo quel tempo che spesso ha un valore più grande del denaro. Tuttavia non rinuncia al suo viaggio ma non rinuncia nemmeno a soccorrere lo sventurato. Lo affida alle mani e al cuore di un albergatore, di una persona che, per mestiere, accoglie altra gente, lo fa per vivere. Ad una persona che fa dell'accoglienza la fonte materiale della sua esistenza, il samaritano chiede qualcosa di più: di occuparsi, al suo posto e
in nome suo, di un uomo particolare, che gli sta a cuore, di un ferito.
Il samaritano e l'albergatore anche se su piani diversi hanno avuto compassione di "colui che è incappato nei briganti".
Al samaritano compete l'iniziativa, lo slancio generoso, la determinazione di prendersi cura del sofferente, il non passare oltre, al secondo quella di continuare la sollecitudine ricavando anche di che vivere da quest'opera.
Il Signore che passa affida sempre, a tutti, nei momenti meno impensati, possibilità di bene, e proprio da queste possibilità ricaviamo non solo di che vivere ma la gioia di vivere che ha un sapore diverso quando ci è chiesto di mettere in gioco per gli altri la nostra stessa persona arricchita dalla Sua presenza perché anche noi, "che passiamo", possiamo farlo facendo del bene.
Madre M. rosangela Sala

 

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