S. Erasmo Zinkal

Terzo Volume:

 

Argomenti vari

 

AMOR DI DIO

(Prima Istruzione)

Se l'incarnazione del Verbo divino è un beneficio ineffabile che Dio pietoso ci ha fatto, sia per i mali incalcolabili da cui Egli ci ha liberato, sia per i beni immensi che ci ha apportato, non vi pare, rev.de Suore, che noi dobbiamo essere molto compresi della più schietta riconoscenza verso questo buon Dio, nostro Padre celeste che, mosso a pietà di noi, poveri peccatori e sue ingratissime creature, si degnò di donarci, a rimedio dei nostri mali, lo stesso suo Figlio da lui amato come Se stesso?

Non vi pare che dobbiamo amare questo Dio amorevolissimo, questo Padre di misericordia, con tutti gli affetti dell'animo nostro? Che dobbiamo a Lui consacrarci interamente, senza divisione e senza riserva? È giusto amare questo Dio così benefico, questo Padre di tanta bontà e misericordia.

Al fine di ravvivare nei nostri cuori le fiamme di questo divino amore, io oggi mediterò, con voi, i motivi che devono destare la nostra volontà a questo amore; motivi che, per quanto molti e innumerevoli, a me pare possano ridursi a questi due: Dio è amabile; Dio è amante.

Dio è amabile per le infinite perfezioni che in Sé

contiene; Dio è amante per i tanti benefici che largamente dispensa. Potessi io svolgere come conviene queste due semplici proposizioni! Come i vostri cuori si accenderebbero di santo amore per il sommo Bene! Però state attente che quello che non posso fare io lo farà il Signore con la potenza della sua grazia, che io imploro e vi desidero.

Dio è amabile, ma chi sa dire di quale e quanta amabilità sia Egli ricolmo? L'apostolo S. Paolo, per poter concepire una pallida idea dell'amabilità del nostro Dio, va considerando la bontà e la bellezza (che sono appunto le precipue prerogative che rendono amabile e caro un oggetto) di quel poco di bene che si vede sparso su questa terra nelle sue creature.

Rappresentatevi, pertanto, al pensiero quanto di bello e di buono vedete in questo mondo: il brillare delle stelle, il chiarore del sole, lo splendore dei cristalli, il luccichio delle perle, l'ondeggiare del mare, l'amenità dei campi, l'elevatezza dei monti, il verdeggiare delle erbe, il frondeggiare degli alberi, la sapienza dei dotti, la bellezza dei volti e quanto di bello e di buono può suggerirvi la vostra mente, e poi dite tacitamente fra voi stesse: «Tutta questa bontà, tutte queste bellezze sono date da Dio perché Egli, creandole, le diffuse sulla terra nelle sue creature e quindi si trovano tutte in Lui in sommo grado».

Anzi, questo è poco, perché in Lui vi è una bellezza e una bontà infinitamente più grandi; infatti Egli potrebbe produrre creature sempre più belle e sempre più buone senza finire mai, né stancarsi mai per tutta l'eternità. Lo stesso dite della santità di Dio. Richiamatevi pure alla mente quanto di puro, di illibato, di perfetto, di eroico avete mai udito o letto nella storia dei Santi, e poi dite: «Tutta questa santità è in Dio, perché da Lui è stata partecipata ai fedeli suoi servi». Ma siccome Egli potrebbe creare uomini sempre più perfetti e più santi, così già Egli contiene in sé questa infinità di perfezione e di santità, che potrebbe successivamente partecipare alle sue creature.

La potenza, che noi ammiriamo tanto nei dominatori della terra, che cos'è alla fine? Non altro che una piccola partecipazione che fece loro Iddio della sterminata potenza che in sé contiene: potenza così illimitata che con un semplice «Fiat» ha creato dal nulla cielo e terra e quanto in essi si ammira e potrebbe, con un atto della sua volontà, creare altri mondi più vasti, più belli e più ricchi. Così non è altro che una piccola particella della maestà infinita di Dio la maestà dei potenti di questo mondo, che tanto a loro ci rende ossequienti. E questa liberalità del mondo, che tanto piace agli uomini, che cos'è mai? Non più che una semplice ombra della liberalità e della potenza di Dio, il quale tutto dona, tutto condivide e, donando, nulla perde, ma rimane in se stesso infinitamente ricco.

Anche il sapere, che tanto si stima fra gli uomini, in che cosa consiste se è infinitamente maggiore ciò che essi non sanno di quello che sanno? Sapere immenso, invece, è quello di Dio che tutto sa, tutto comprende senza pericolo di fallire mai, e il suo sapere si estende a tutte le cose possibili e immaginabili. Così continuate a ragionare delle altre perfezioni di Dio e rimanete con soave amorosa ammirazione, attonite di fronte a tante infinite sue prerogative.

Per quanto vi industriate di intendere, non arriverete mai a comprendere quale Egli è veramente; rallegriamoci che Egli superi con la sua grandezza ogni nostra intelligenza e godiamo di perderci in quel mare immenso di amabilità senza confini; però, nel tempo stesso, confondiamoci di aver amato così poco chi tanto meritava il nostro amore.

Tutto il buono, tutto il bello e tutto il dilettevole che si trova nelle creature non è che un'ombra della divina perfezione mentre noi, offuscati da quell'ombra, posiamo lo sguardo sulle creature invece che sul Creatore, bellezza e bontà infinita, sommamente amabile.

Da questa riflessione prendiamo spunto per amare, con tutto il nostro cuore, Colui che non è solo tutta bontà e infinitamente amabile nelle sue perfezioni, ma, come abbiamo detto, è infinitamente amante per i benefici che largamente dispensa.

Sì, Dio non è solo amabile, ma anche amante; Egli non solo merita tutto il nostro amore per quello che è in se stesso, ma lo provoca per i grandi benefici che ci dona. Questi benefici appartengono alcuni alla natura, come la creazione, la conservazione, la salute, le forze, tutte le prerogative del corpo con tutte le doti dell'anima, e tanti altri beni naturali che noi godiamo.

Altri di questi divini benefici appartengono invece all'ordine soprannaturale e alla grazia, come la redenzione per cui, a costo di ferite, di sangue ed una morte dolorosissima, il Figlio di Dio, fatto uomo, ci ha liberati da una pena eterna, e come il dono ineffabile del suo Sacratissimo Corpo, che questo umanato Figlio di Dio ci ha lasciato in cibo nella SS. Eucaristia. Grandi doni

sono inoltre la grazia santificante che eleva le anime nostre ad un essere divino, tutti gli altri Sacramenti che così bene ci confortano nel cammino di questa misera vita, gli aiuti continui della grazia attuale che giornalmente ci offre in tante ispirazioni, in tanti lumi, in tante mozioni con cui ci anima alla pratica della virtù, e in tanti altri mezzi che ci dona per il conseguimento dell'eterna salvezza.

Dirò, con S. Bernardo, che, fra tutti i divini benefizi, il più efficace ad accendere i nostri cuori in fiamme di carità è la Passione del nostro amabilissimo Redentore, perché non c'è beneficio che più di questo dimostri quanto ardente, e direi eccessivo, sia l'amore di Dio verso di noi. Perciò questa deve essere la materia più ordinaria della nostra meditazione, se noi vogliamo aspirare ad una perfetta carità.

La Passione del Signore è, infatti, una calamità meravigliosa che si attira con facilità gli affetti di chiunque, anche per poco, vi fissi lo sguardo; è l'oggetto misterioso che, più di ogni altro, rapisce il cuore, più giustamente l'esige, più fortemente lo stringe e con più veemenza lo accende: Charitas Cristi urget nos.

A questo proposito e a conferma di quanto io dico, udite un mirabile esempio. Un soldato, partito dalla sua patria, intraprese un lungo e devoto pellegrinaggio in Terra Santa. Qui andò visitando tutti quei sacri luoghi con segni di grande pietà. Giunto alla cima del Monte Oliveto, da cui Gesù Cristo salì glorioso al cielo, nel vedere quel luogo si fissò profondamente nella considerazione delle sue pene, della divina bontà e del suo amore per noi ed, acceso di un reciproco amore, cominciò a

versare soavissime lacrime. Dilatandosi sempre più, la fiamma della carità crebbe a tal punto che, non potendosi più contenere nell'ambito del suo cuore, lo spezzò ed egli cadde morto. I suoi amici, commossi per tale morte, vollero si aprisse il cadavere e trovarono scritte sul suo cuore quelle belle parole: «Cristo, mio amore», indicando così che la causa della sua morte era stato l'amore.

Se noi fissassimo spesso il nostro pensiero sui patimenti atroci che Gesù sofferse per noi e sulla grandezza dell'amore che ci porta, non dico che si spezzerebbe anche il nostro cuore, ma dico che si spezzerebbe almeno la sua durezza e cominceremmo, una buona volta, ad amare davvero un Dio che tanto ci ama.

Lo so che il grande ostacolo all'amor di Dio è il nostro amor proprio; perciò diceva S. Agostino che l'aumento della divina carità dipende dalla diminuzione dell'amor proprio e che la carità è più perfetta in coloro in cui l'amor proprio è estinto; quindi concludeva che chiunque brama di nutrire in sé questa fiamma di paradiso, deve impegnarsi a svellerne, con continua mortificazione, ogni imperfetta inclinazione.

So anche, però, che se noi fissiamo la mente in ciò che ha fatto di fatiche per noi Gesù Cristo vero Figlio di Dio, al vederlo così umiliato e deriso, così beffeggiato e schernito, calunniato, perseguitato, maledetto da tutti, persino da quelli che aveva più beneficato, ci sentiremmo nascere in cuore una forza ed una risoluzione efficace a sottomettere le nostre passioni e a mettere, una buona volta, fine a tante nostre difettose abitudini, che sono tutti effetti del nostro amor proprio. Amen.

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